L’obbligo di mantenere i figli spetta innanzitutto e integralmente ai genitori. Tuttavia, laddove i genitori non riescano a far fronte alle necessità dei figli, gli ascendenti sono giuridicamente obbligati a fornire ai genitori i mezzi necessari affinché possano adempiere ai loro doveri nei confronti dei figli. Detto obbligo, ha ribadito di recente la Cassazione con l’ordinanza n. 14951 del 14 luglio 2020, «investe contemporaneamente tutti gli ascendenti di pari grado di entrambi i genitori» ed è subordinato «rispetto a quello, primario, dei genitori».
[Per saperne di più…] su di noiI nonni sono obbligati a mantenere i nipoti?ASSISTENZA AI DISABILI: QUALI CONSEGUENZE IN CASO DI USO IMPROPRIO DEI PERMESSI?
L’art. 33, c. 3 della Legge n.104/1992 stabilisce che “(…) colui che assiste una persona con handicap in situazione di gravità, parente o affine entro il terzo grado, convivente, ha diritto a tre giorni di permesso mensile, fruibili anche in maniera continuativa a condizione che la persona con handicap in situazione di gravità non sia ricoverata a tempo pieno”[1].
[Per saperne di più…] su di noiASSISTENZA AI DISABILI: QUALI CONSEGUENZE IN CASO DI USO IMPROPRIO DEI PERMESSI?LA RICONCILIAZIONE CONIUGALE
La riconciliazione consiste nell’accordo dei coniugi volto ad impedire o a far cessare lo stato di separazione. Il Legislatore, con evidente interesse per il favor matrimonis, pur non fornendo alcuna definizione della riconciliazione, ne ha disciplinato gli effetti agli artt. 154 e 157 del codice civile. La riconciliazione non può essere unilaterale ma deve consistere nella comune volontà dei coniugi di ricostituire la vita matrimoniale precedente alla separazione. Requisito essenziale della riconciliazione è dunque l’animus conciliandi, ossia la volontà comune dei coniugi di ristabilire la comunione materiale e spirituale, volontà che deve tradursi in concreto, attraverso condotte finalizzate a ristabilire il consorzio familiare precedente alla separazione. Sul punto, la Cassazione (cfr. Cass. civ., sez. I, n. 12427 del 2004) ha precisato che «solo la ripresa della comunione materiale e spirituale di vita costituisce riconciliazione».
[Per saperne di più…] su di noiLA RICONCILIAZIONE CONIUGALEDivorzio: la riconciliazione va eccepita e provata
La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 11636 del 16/06/2020, è recentemente tornata ad occuparsi dei presupposti e degli effetti della riconciliazione, ribadendo che è onere del resistente sollevare la relativa eccezione e fornire le prove necessarie. Il giudice non può rilevare d’ufficio la riconciliazione, dal momento che la stessa non investe profili di ordine pubblico ma unicamente aspetti attinenti al rapporto tra i coniugi.
[Per saperne di più…] su di noiDivorzio: la riconciliazione va eccepita e provataÈ stato pubblicato il fascicolo 1-2020 di L-JUS, la Rivista semestrale on line del Centro Studi Livatino
Il fascicolo 1-2020 di L-JUS, di recente pubblicazione, è suddiviso in due parti.
I contributi raccolti nella prima parte sono delle riflessioni su alcuni temi già dibattuti in dottrina, quali la libertà religiosa, le radici cristiane dell’Europa, gli interventi economici dell’Unione Europea, la responsabilità dei medici e la difficile situazione delle scuole paritarie. Questi temi sono stati però affrontati nella Rivista da una prospettiva particolare, prendendo le mosse dalla situazione di emergenza sanitaria e dalle diverse problematiche ad essa collegate.
[Per saperne di più…] su di noiÈ stato pubblicato il fascicolo 1-2020 di L-JUS, la Rivista semestrale on line del Centro Studi LivatinoAffidamento e collocamento: la Cassazione ribadisce i criteri dell’interesse del minore e del principio di bigenitorialità
La Cassazione con l’ordinanza n. 9143/2020, depositata in cancelleria il 19 maggio 2020, ha ribadito che, nei procedimenti concernenti l’affidamento dei minori a seguito della separazione dei genitori, i criteri fondamentali che il giudice è chiamato a seguire sono essenzialmente due: l’interesse del minore e il principio di bigenitorialità. La Corte di Cassazione ha inoltre ricordato che laddove nel corso del procedimento di affidamento dei minori risultino pendenti procedimenti penali a carico di uno dei genitori in seguito all’esercizio dell’azione penale da parte dall’altro genitore, il giudice civile può accertare i fatti con pienezza di cognizione, potendo valutarli criticamente in modo autonomo e «senza essere vincolato dalle soluzioni e dalle qualificazioni adottate dal giudice penale».
[Per saperne di più…] su di noiAffidamento e collocamento: la Cassazione ribadisce i criteri dell’interesse del minore e del principio di bigenitorialità





